«Abbiamo grandi potenzialità, ma troppo spesso non riusciamo a completare le opere infrastrutturali e a intercettare le risorse necessarie per garantirne il funzionamento». È un quadro ricco di luci ed ombre quello che traccia Angelo Lustro, segretario regionale della Filt Cgil, nel corso di una riflessione ad ampio raggio sullo stato di salute del sistema della mobilità in Campania e sulle occasione che potrebbero aprirsi per le imprese della regione se si valorizzasse il ruolo di grande snodo logistico del territorio.
Affrontare il tema della mobilità di persone e merci significa aprire una riflessione su pianificazione e infrastrutture.
«Senza dubbio. Quanto a queste ultime è evidente come il nostro Paese sconti un ritardo almeno ventennale rispetto al resto d’Europa. In questo quadro, poi, ancora peggiore è la situazione del Mezzogiorno: basti pensare che la ormai famosa linea 6 della metropolitana di Napoli risale come progetto al 1990 ed è stata attiva tra il 2024 ed il 2025. Il Pnrr era ed è una grande occasione per colmare, o almeno ridurre, questo ritardo, ma anche qui non tutto sembra andare come avrebbe dovuto: inizialmente circa il 60% delle risorse per le infrastrutture era destinato al Sud, oggi siamo a meno del 40%. Certo, per una valutazione complessiva bisognerà attendere, ma i segnali non sono rassicuranti».
E qui si apre lo spinoso tema delle risorse e della loro ripartizione.
«Sì, risorse che – non va dimenticato – sono necessarie non solo per la realizzazione delle opere, quanto per la loro gestione. Particolare che troppo spesso si dimentica, ma che incide sensibilmente sui servizi offerti ai cittadini. Ad esempio, per il funzionamento della linea 6 della metro sono stati stanziati sei milioni di euro, equamente ripartiti tra Comune e Regione. Ma questo accordo garantisce una copertura fino a dicembre 2025, e poi? Per questo non ci stancheremo mai di richiamare l’attenzione sui costi di gestione delle opere e sull’inadeguatezza del Fondo nazionale trasporti. Uno strumento inadeguato perché stanzia 5 miliardi di euro (da ripartire tra le regioni) a fronte di un fabbisogno stimato in 7 miliardi, senza contare che una ripartizione basata sui criteri storici è assoluatmente inadeguata. C’è poi un altro rischio, legato al rilancio dell’autonomia differenziata, ovvero che la ripartizione del fondo nazionale avvenga sulla base dei servizi effettiuati, un metodo che finirebbe per avvantaggiare quelle regioni che già oggi hanno un’offerta più strutturate rispetto a quelle del Mezzogiorno».
Accanto a questi temi di carattere generale c’è poi una peculiarità tutta campana, ovvero una distribuzione della popolazione molto disomogenea, con la grande concentrazione metropolitana di Napoli e poi territori grandi ma scarsamente popolati.
«Una risposta alle esigenze delle aree interne può arrivare da una buona programmazione che parta dalla centralità del trasporto su ferro. Qui, però, è fondamentale che la Regione programmi sulla base delle realtà effettivamente funzionanti. Penso che un modello adeguato possa essere quello di Trenord, con una gara unica per la Campania che metta insieme trasporto su gomma e ferro».
C’è poi il tema del trasporto merci.
«La Campania, per la sua conformazione, può essere una grande piattaforma logistica proiettata sul Mediterraneo, ma occorre mettere in campo progetti coerenti, ad iniziare dalla interconnessione delle grandi infrastrutture. È possibile, ad esempio, che il porto di Napoli non disponga di un collegamento su ferro con gli interporti di Maddaloni e Nola e lo snodo logistico del Casertano? Purtroppo sul trasporto merci manca una visione, ci sono le condizioni e anche le strutture, ma va creato un sistema coerente ed efficiente. L’impatto sull’economia e sui livelli occupazionali sarebbe immediato e più che sensibile».

