Boschi che bruciano. E non solo in fiamme anche terreni agricoli e prati permanenti. Dal 15 giugno al 15 settembre 2025 risultano complessivamente 78.797 ettari di superficie percorsa da incendi. In nove mesi sono andati in fiamme 890 chilometri quadrati di superficie forestale, per un totale di 1600 grandi incendi registrati su tutto il territorio nazionale con un aumento significativo rispetto al 2024 e una concentrazione dei danni nel Sud Italia. Con la Campania che è la quarta regione più colpita, preceduta da Sicilia, Calabria e Puglia. Quattro regioni del Mezzogiorno che insieme contribuiscono per l’85% alle aree totali bruciate su scala nazionale. Nella triste classifica segue il Lazio e la Basilicata, sesta regione per superficie andata in fiamme su un totale di 16 regioni (dato aggiornato al 15 settembre 2025) colpite da vasti incendi. Lo rileva l’Ispra, l’istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, nel suo rapporto su “Ecosistemi terrestri ed incendi boschivi in Italia: Stagione degli incendi 2025”. Le stime prodotte dall’istituto evidenziano che sul territorio nazionale le aree boschive percorse da incendio corrispondono a circa 115 km quadrati (il 13% del totale percorso da incendio), di cui 54 chilometri quadrati di macchia mediterranea, boschi di leccio e sughera, 33 chilometri quadrati di boschi di querce, 23 di foreste di conifere e 5 di superfici arboree non classificate. Una stagione, quella degli incendi 2025, che insieme a quella del 2023, raggiunge il peggiore risultato degli ultimi quattro anni, sia per quel che riguarda la superficie complessiva bruciata, che per l’impatto sugli ecosistemi forestali. Come l’incendio di vaste proporzioni, che dal 5 al 12 agosto ha interessato circa 8 chilometri quadrati sulle pendici del Vesuvio, distruggendo 560 ettari di terreno e l’ecosistema del parco nazionale del Vesuvio. Il 39 per cento degli ecosistemi forestali colpiti dagli incendi nella stagione incendi 2025 – sottolinea l’Ispra – ricade all’interno di aree protette, in gran parte appartenenti ai siti della Rete Natura 2000.
CAMPANIA. Fra le regioni più colpite la Campania ha uno dei rapporti più alti tra superficie totale e superficie boschiva bruciata. Dal 15 giugno al 15 settembre la percentuale è pari al 30 per cento. Nel dettaglio, in quattro mesi, sono andati in fumo 5.523 ettari di superficie, di cui 2.626 ettari di prati permanenti e arbusti e 1.641 di superficie forestale. Fra le province quella in cui si sono verificati più incendi è quella di Salerno, con 715 ettari percorsi da fiamme, seguita da quella di Napoli con 438 ettari, Caserta 299 ettari e Benevento 164. Fra le 10 province italiane con le maggiori superfici forestali percorse da grandi incendi boschivi (maggiore di 350 ettari), tutte al Sud, ci sono le province di Salerno (al quarto posto) e quella di Napoli, al nono posto. Nelle pagine del rapporto, si legge che, sul territorio regionale sono bruciati 829 ettari di
latifoglie decidue, 326 ettari di macchia mediterranea, 305 di aghifoglie sempreverdi, e 111 verde non classificato.
BASILICATA. Sul territorio regionale il totale della superficie bruciata è di 3.838 ettari, di cui 2.704 ettari di terreni agricoli e 435 di tutte le altre categorie forestali, per una percentuale pari al 15% di superficie boschiva andata in fiamme sul totale della superficie interessata dai roghi.
La provincia più colpita è quella di Potenza con 259 ettari bruciati, seguita da Matera dove gli incendi hanno interessato 176 ettari. In regione gli incendi hanno distrutto 155 ettari di latifoglie decidue, 204 ettari di latifoglie sempreverdi e macchia mediterranea e 46 ettari di aghifoglie sempreverdi e 30 ettari di superficie non classificata.

