A meno di un mese dal conferimento dell’incarico da parte del presidente Macron e a sole dodici ore dal varo del suo governo, Sébastien Lecornu si è recato all’Eliseo per rassegnare le sue dimissioni. Il suo è il governo più breve della Quinta Repubblica francese, poco invidiabile primato che certifica – qualora ve ne fosse ancora bisogno – la gravità della crisi politica in Francia.
Le alchimie partitiche tentate da un Macron sempre più isolato si sono rivelate inutili, riuscire a mettere insieme una maggioranza in grado di sostenere un esecutivo chiamato a fare i conti con un debito pubblico in crescita inarrestabile e una situazione sociale sempre più tesa si è rivelata impresa superiore alle proprie forze per Lecornu. A far pendere il piatto della bilancia verso le dimissioni, il malumore dei Républicains, la destra neogollista che finora ha sostenuto i tentativi presidenziali di dare vita ad un governo e scongiurare un nuovo scioglimento dell’Assemblea Nazionale.
Una carta già giocata – maldestramente – da Macron all’indomani delle elezioni europee vinte dal Rassemblement National di Marine Le Pen. Allora l’inquilino dell’Eliseo tentò di capitalizzare elettoralmente il timore di “un’onda sovranista” convocando elezioni anticipate, ma dalle urne è uscita un’Assemblea Nazionale estremamente frammentata e litigiosa, con i centristi che fanno riferimento a Macron sensibilmente ridimensionati.
È iniziata così una stagione politica caratterizzata da governi deboli e da un accentuarsi della conflittualità politica. Lo scorso 8 settembre era costretto a dimettersi, dopo aver incassato un voto di sfiducia, l’esecutivo guidato dal centrista Bayrou, cui è subentrato Sébastien Lecornu, considerato un pupillo politico di Macron.
Il primo ministro ha dato vita ad un governo di continuità – riconfermati dodici dei diciotto ministri del gabinetto Bayrou – che tuttavia è imploso subito dopo la nascita.
Si apre ora una fase ancor più confusa, con l’opposizione di destra del Rassemblement National che chiede, per bocca del suo segretario Bardella, lo scioglimento dell’Assemblea Nazionale e nuove elezioni, mentre da sinistra La France Insoumise chiede a gran voce le dimissioni di Emmanuel Macron, ritenuto responsabile del caos istituzionale che sta travolgendo il Paese.
Non ostili a nuove elezioni anche i Républicains, che con il loro vicepresidente Francois-Xavier Bellamy hanno dichiarato di «non aver nulla da temere» dallo scioglimento del parlamento.
Nel pomeriggio colloquio all’Eliseo, con il presidente che «ha affidato al primo ministro dimissionario la responsabilità di condurre, entro mercoledì, degli ultimi negoziati per definire una piattaforma di azione e di stabilità del Paese» come recita la nota stampa.

