Egitto, parte la trattativa tra Israele e Hamas

Prenderanno il via oggi in Egitto i negaziati tra la delegazione israeliana e quella palestinese, con la presenza dei mediatori arabi, per l’attuazione della prima parte del piano di pace per la Striscia di Gaza all’indomani della luce verde arrivata da Hamas. Ai lavori prenderà parte, stando alle indiscrezioni della stampa egiziana, anche l’inviato statunitense per il Medio Oriente Steve Witkoff, che dovrebbe essere arrivato al Cairo nella giornata di ieri.
È un “sì” con alcune riserve e molti non detti quello che arriva nella tarda serata di venerdì dai vertici del movimento palestinese, al termine di intense consultazioni. Una risposta al piano di pace messo a punto dal presidente statunitense Trump che coglie di sorpresa molti, ad iniziare dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che pur considerando «negativa» la replica del movimento palestinese si dice pronto ad «assecondare» gli sforzi della Casa Bianca «perché non c’è altra soluzione».
Quanto ad Hamas, si è detto pronto alla liberazione degli ostaggi israeliani «vivi e morti» tuttavia «a condizione che siano soddisfatte le condizioni necessarie sul terreno per lo scambio».
La fine della detenzione per gli ostaggi potrebbe arrivare nel giro di pochi giorni, secondo fonti israeliane, se nel corso dei colloqui in Egitto non sorgeranno ostacoli inattesi. Il termine delle 72 ore per la liberazione, previsto dal Piano Trump, scatterà dal termine dei colloqui tra le parti in Egitto.
Se l’intesa sullo scambio ostaggi in cambio di detenuti palestinesi sembra ormai raggiunta, ben diversa è la situazione per alcuni degli altri punti del Piano Trump, in particolare per quelli relativi al futuro della Striscia di Gaza. Hamas, infatti, si è detto disponibile ad «affidare l’amministrazione della Striscia di Gaza a un corpo palestinese di tecnocrati indipendenti, sulla base del consenso nazionale palestinese e del sostegno arabo e islamico», cosa ben diversa dall’amministrazione internazionale presieduta dallo stesso Trump prevista dalla proposta statunitense.
Anche sul proprio futuro la visione di Hamas è altra rispetto a quella del piano Usa: all’alternativa amnistia o esilio, Hamas risponde rivendicando la volontà di essere «parte attiva» e «contribuire responsabilmente» alla discussione interna al mondo palestinese sul futuro della Striscia di Gaza e, più in generale, del popolo palestinese.
Quanto al disarmo dell’ala militare del movimento, Hamas sceglie di non toccare il punto. Evidentemente questa resta questione non negoziabile per il movimento.

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