Una passione che nasce da bambino, ma che ti accompagna per la vita. Lo sport – inteso come scuola di vita – è anche questo. Già perchè le figu dei calciatori Panini hanno da sempre scritto le pagine più belle della vita di tante generazioni di bambini, in Italia e nel mondo.
Ma se veniamo sul nostro territorio, quello campano, allora la passione si trasforma ben presto in una vera e propria patologia benigna.
I collezionisti di oggi sono i bambini di ieri, quelli che si sfidavano con giochi di ogni sorta pur di conquistare i famosi mazzetti dei doppioni, utilissimi per il mercato degli scambi.
Andando indietro con la memoria ed i ricordi – e limitandoci solo agli album dei campionati del mondo – sono diverse le figurine di calciatori militanti in squadre campane che ancora oggi vengono cercate e bramate dai collezionisti.
A partire da quelle di Messico 1970 – uno degli album più costosi nella scala gerarchica delle collezioni – dove con la casacca della nazionale italiana abbiamo due idoli del Napoli: Dino Zoff (anche se solo per una stagione, poi sarebbe diventato la saracinesca della Juve e dell’Italia campione del mondo 1982) e soprattutto Antonio Juliano, bandiera dei partenopei. E ancora le figu di Dirceu (Argentina 1978), brasiliano che ha militato non solo nel Napoli ma anche nell’Avellino e nelle fila dell’Ebolitana; di Diego Maradona (Spagna 1982) alla sua prima apparizione in un album dei mondiali; di Fernando De Napoli – alias Rambo – cuore e polmoni della squadra azzurra campione d’Italia. Arrivando infine ai giorni nostri, spiccano le figurine di tre atleti della Salernitana (Ochoa, Bronn e Dia), tutti impegnati nell’ultimo campionato del mondo, quello disputato in Qatar nel 2022. Ma di figu introvabili, costose, ricercate ce ne sono a dismisura. Così com’è smisurata la passione per le collezioni Panini, simbolo di un’Italia bella e creativa. Una storia – quella della Panini – che parte ormai quasi 64 anni fa. Nel 1961, in una modesta fabbrica di dolciumi di Modena, nasceva quasi per caso quella che sarebbe diventata una delle più grandi passioni collezionistiche al mondo. Le figurine dei calciatori Panini, oggi simbolo indiscusso dell’infanzia di milioni di persone, hanno origine da un’intuizione geniale dei fratelli Giuseppe e Benito Panini, che trasformarono un semplice gadget pubblicitario in un fenomeno culturale globale.
La storia inizia quando i fratelli Panini, proprietari di una piccola azienda dolciaria, decidono di inserire nelle confezioni di caramelle delle piccole figurine per incentivare le vendite. Il primo album dedicato al calcio viene pubblicato nel 1961 con il titolo “Calciatori”, contenente le foto dei giocatori della Serie A italiana. L’idea si rivela vincente: i bambini iniziano a comprare le caramelle non più per il dolce, ma per la sorpresa contenuta all’interno.
L’album del 1963-64 segna una svolta fondamentale: per la prima volta vengono introdotte le figurine adesive, abbandonando il formato precedente che richiedeva colla o angolini per essere incollate. Questa innovazione tecnica, apparentemente banale, rivoluziona l’esperienza collezionistica rendendola più pratica e divertente. Il vero boom arriva negli anni Settanta, quando il calcio italiano vive la sua età d’oro con campioni come Roberto Bettega, Francesco Graziani e Giancarlo Antognoni. Le figurine Panini diventano un rito sociale: nei cortili delle scuole, nei parchi e per strada si moltiplicano gli scambi tra collezionisti. Nasce il linguaggio delle “doppie” e dei “mancanti”, che unisce generazioni di bambini italiani in un’unica grande comunità.
L’azienda modenese intuisce il potenziale internazionale del prodotto e nel 1970 pubblica il primo album dedicato ai Mondiali di calcio in Messico. È l’inizio di un’espansione che porterà Panini a diventare sinonimo di calcio in tutto il mondo. Le figurine dei Mondiali diventano un appuntamento fisso ogni quattro anni, anticipando e accompagnando la febbre calcistica planetaria. Negli anni Ottanta e Novanta, Panini continua a innovare introducendo le figurine speciali: quelle argentate, dorate, olografiche e tridimensionali. Ogni novità tecnica viene accolta con entusiasmo dai collezionisti, che vedono aumentare il valore e l’attrattiva dei loro album. L’azienda diversifica anche i prodotti, lanciando collezioni dedicate ad altri sport e ai cartoni animati, pur mantenendo il calcio come core business.
L’avvento di internet negli anni Duemila rappresenta inizialmente una sfida per il mercato tradizionale delle figurine. Tuttavia, Panini sa reinventarsi, creando piattaforme digitali per gli scambi online e mantenendo viva la passione collezionistica anche nell’era digitale. Le figurine fisiche resistono alla digitalizzazione, dimostrando che il piacere tattile del collezionismo non può essere completamente sostituito dalla tecnologia.
Le figurine Panini hanno rappresentato molto più di un semplice passatempo. Per generazioni di italiani sono state un rito di passaggio, un linguaggio comune che ha superato barriere sociali ed economiche. Il famoso grido “Ce l’ho, ce l’ho, mi manca!” è entrato nel vocabolario popolare, così come espressioni come “ultima figurina” per indicare qualcosa di difficile da ottenere. Dal punto di vista sociologico, le figurine hanno svolto un ruolo educativo importante: insegnando ai bambini il valore dello scambio, della pazienza e della perseveranza.
Insomma, viva le figu!

