Urne aperte oggi in Moldavia per una tornata elettorale le cui ricadute vanno bel oltre i confini del piccolo Paese europeo, nato nel 1991 a seguito della dissoluzione dell’Unione Sovietica e da allora diviso in due. All’indomani dell’indipendenza, infatti, la minoranza russofona della Transnistria proclamò la sua secessione da Chisinau e, dopo una breve guerra, vive in una condizione di indipendenza de facto, garantita anche dalla presenza di un contingente militare russo schierato come forza di interposizione al termine del conflitto.
Questa, tuttavia, non è l’unica eredità avvelenata dell’epoca sovietica: a Cobasna, in territorio transnistriano, si trova uno dei più grandi depositi militari d’Europa – forse del mondo – con milioni di munizioni di vario calibro, armi ed esplosivi. A vegliare sulla sua sicurezza, quanto mai precaria con la guerra alle porte, militari russi.
Questo sintetico quadro è già di per sé sufficiente ad evidenziare le linee di frattura che attraversano questo piccolo Paese dell’Europa orientale – poco meno di tre milioni di abitanti, compresi circa 450mila transnistriani – diviso praticamente a metà tra filoccidentali e filorussi, con una componente russa o russofona della popolazione pari a circa il 29%.
In un contesto di scontro aperto – al momento politico, ma le spinte belliciste a Bruxelles come nelle capitali baltiche diventano di giorno in giorno più forti – tra Unione Europea e Federazione Russa è evidente come il “controllo” della Moldavia sia una partita cruciale. Come del resto dimostrano gli appuntamenti elettorali che hanno interessato il Paese lo scorso anno, dal referendum per fissare l’orizzonte dell’adesione alla Ue in costituzione alle elezioni presidenziali.
Particolare da non dimenticare: in entrambi i casi a far pedenre il piatto della bilancia a favore degli schieramenti filoeuropeisti è stato il voto della diaspora moldava, mentre gli elettori residenti in patria hanno premiato i partiti della coalizione filorussa.
I sondaggi della vigilia danno una sostanziale parità tra la coalizione filoeuropeista che fa riferimento alla presidente Maia Sandu (nella foto) e, dall’altro lato, il Blocco Patriottico – coalizione più vicina a Mosca – degli ex presidenti Igor Dodon e Vladimir Voronin.
Quanto sia delicato e complesso lo scenario lo confermano, poi, gli allarmi che arrivano dai due schieramenti opposti: il Servizio di intelligence estera russo (Svr) ritiene probabile un episodio di desatbilizzazione in Transnistria da utilizzare come pretesto per schierare truppe occcidentali in Moldavia, sottolieando che «Bruxelles non intende rinunciare ai piani di occupazione della Moldavia, anche se l’evolversi della situazione subito dopo le elezioni non richiederà un intervento esterno».
Da parte sua lo statunitense Institute for the study of war – espressione dei neocon Usa – diffonde allarmanti previsioni su possibili disordini in Moldavia – orchestrati dalla Russia – tesi ad indebolire la presidente Sandu all’indomani delle elezioni parlamentari di oggi: obiettivo mettere in difficoltà l’esecutivo filoccidentale che guida il Paese.

