I porti non diventeranno un hub logistico per il trasferimento di armi verso Israele, così da non alimentare lo sforzo bellico delle IdF nella Striscia di Gaza. Ad iniziare dal porto di Salerno.
A ribadire il “no” al transito di navi con carico bellico presso lo scalo marittimo salernitano è Filt Cgil, intenzionata a sottolineare come infrastrutture portuali servono allo sviluppo economico, all’occupazione e alla vita delle comunità, non a sostenere la filiera della guerra. Anche a costo di doverlo ribadire con una mobilitazione dei lavoratori.
«Dal nostro porto non partiranno armi – afferma Gerardo Arpino, segretario generale della Filt Cgil Salerno –. Le lavoratrici e i lavoratori hanno il diritto e il dovere di rifiutarsi di movimentare carichi destinati ai conflitti. Qualora si presentassero navi con materiale bellico, i nostri iscritti e le nostre iscritte si asterranno dalle operazioni. È un atto di coscienza, di dignità e di responsabilità sociale».
A ribadire questa posizione Antonio Apadula, segretario generale della Cgil Salerno, secondo cui «i portuali rappresentano una punta avanzata del movimento che in questi mesi si è mobilitato e ha scioperato contro il genocidio in Palestina. Una posizione che condividiamo pienamente e che rilanciamo: questo carico non può restare solo sulle spalle dei lavoratori. Chi amministra i porti, chi gestisce i terminal, le imprese che negli scali operano devono mostrare il coraggio che la situazione internazionale richiede, agendo per impedire che i porti italiani diventino la piattaforma logistica del massacro del popolo palestinese».
Nelle scorse settimane il porto di Salerno è stato teatro di numerosae manifestazioni pro Palestina, ultima lo sciopero promosso lunedì scorso dall’Usb, appuntamento che ha registrato una partecipazione record.
