Valiante: «Ecco perché scelgo la casa dei riformisti»

«Una governance ampia che valorizza componenti politiche e civiche: nessun uomo solo al comando ma una squadra che costruisce insieme». Punto e a capo. Gianfranco Valiante, sindaco di Baronissi per due consiliature, già consigliere regionale e assessore al Comune di Salerno, volta pagina. Personalmente, con l’adesione alla Casa dei Riformisti e al modello Manfredi. Politicamente, per aprire una nuova fase fondata un su partecipazione e collegialità. Di formazione cattolica e da sempre vicino a Vincenzo De Luca, Valiante ha scelto i suoi canali social per segnare allo stesso tempo una posizione e una distanza. «Non posso che esprimere un giudizio positivo sulla mia lunga appartenenza alla squadra di De Luca. E’ stato e resta un riferimento. Lo ringrazio per ciò che mi ha dato, per i consigli. Ma è arrivato il momento di andare avanti» ha annotato nella giornata di ieri in un post su facebook. «La mia è una decisione sofferta ma ponderata: lascio amici ma rispondo alla mia coscienza e alla mia cultura politica».
Perché, Valiante, la Casa dei Riformisti?
«Perché è un progetto politico aperto che coinvolge partiti, associazioni, società civile. Uno spazio per cattolici e moderati, a cui appartengo da sempre. Oggi servono dialogo, unità programmatica, inclusione. La buona politica deve rispettare le persone e smussare gli angolo».
Resterà nel Partito Democratico?
«Sì. Ho comunicato la mia decisione al seretario regionale Piero De Luca, con cui ho un rapporto di rispetto. Resto nel partito ma scelgo la strada riformista».
Ha incontrato De Luca per informarlo della sua scelta?
«No. Negli ultimi tempi ho avuto difficoltà ad avere un confronto diretto con lui. E’ una distanza che mi ha fatto soffrire».
Il campo largo resta la strada maestra per il centrosinistra?
«Assolutamente sì. Per contrastare le destre radicali bisogna lavorare a
una coalizione la più coesa possibile. Solo così, anche in vista delle politiche del 2027, si potrà vincere e guidare il Paese».
In Campania si parte con un laboratorio che lei descrive come modello nazionale.
«È così. A Napoli con Manfredi si è già sperimentata una formula collegiale che tiene insieme diverse anime e sensibilità politiche. La Casa dei Riformisti vuole rafforzare questa esperienza: nessun uomo solo al comando ma una governance ampia che valorizza componenti politiche e civiche».
Nel centrosinistra, dopo la candidatura di Fico, non mancano tensioni. De Luca continua a lanciare stoccate. Come giudica questo clima?
«De Luca resta per me un formidabile pensatore politico e un eccellente amministratore. Ma l’interlocuzione politica va fatta in modo diverso: non a colpi di dichiarazsioni sui giornali o in televisione. Sono convinto che siano schermaglie destinate a finire presto, anche perché altrimenti si fa il gioco della destra. Mi auguro che tutti, e lo stesso De Luca, diano il loro contributo a un progetto unitario».
Roberto Fico è il candidato giusto per compattare e guidare il centrosinistra alle elezioni regionali?
«Ho parlato con lui: è una persona serena, aperta, che ama il confronto e la partecipazione. Con Fico si passa a un governo più collegiale, sempre per il bene della nostra regione».
In Campania si chiude solo un’esperienza amministrativa oppure un’intera stagione politica?
«Molto spesso le stagioni politiche coincidono con i cicli istituzionali. De Luca per me resta un riferimento ma è evidente che si chiude una fase. L’esperienza istituzionale termina. Ora bisogna voltare pagina e aprirne una nuova».
Nel centrosinistra un parte del dibattito – quello più aspro – ruota attorno alla discontinuità o alla continuità con l’esperienza di De Luca. Qual è la sua posizione?
«Non è questo il punto. Ridurre tutto a continuità o discontinuità esaspera soltanto gli animi. Chi governa ha il dovere di farlo con responsabilità e lealtà verso i cittadini: significa valorizzare ciò che è stato fatto di buono e, al tempo stesso, costruire nuove risposte ai bisogni della comunità».
Quali sono le priorità per la Campania?
«Sanità, trasporti e lavoro restano i temi centrali. E poi la sicurezza, che pur essendo competenza nazionale, le istituzioni locali devono sentire come propria responsabilità. Non bisogna lasciare soli i territori».
Alle prossime regionali sarà in campo direttamente?
«No, non sarò candidato. Sosterrò il progetto della Casa dei Riformisti. È una scelta autonoma, non imposta da nessuno: voglio dare respiro più ampio al mio impegno, con attenzione ai territori e con una politica che recuperi ascolto e dialogo».
E per il futuro: si immagina più a Roma, a Palazzo Madama, o a Salerno, magari da candidato sindaco?
«Non è un problema che mi pongo. Oggi la priorità è una sola: costruire la Casa dei Riformisti con motivazione, condivisione e impegno».

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