«Case sicure per chi resta»: Librandi e Morelli chiedono risposte sui Campi Flegrei Dalla delocalizzazione agli aiuti per gli sfollati, le richieste a Governo, Regione e Comuni. «Si rendano pubbliche le decisioni condivise»

La possibilità di lasciare i Campi Flegrei non può cancellare le esigenze di chi vuole continuare a viverci. Gianfranco Librandi e Carmine Morelli partono dalla sicurezza delle abitazioni per chiedere un cambio di passo alle istituzioni: sostegni per chi sceglie volontariamente di trasferirsi, interventi sul patrimonio edilizio per chi resta, chiarezza sulle responsabilità di Governo, Regione e Comuni.
«La delocalizzazione volontaria non può diventare l’unica risposta al bradisismo. Occorrono investimenti nella prevenzione, nella messa in sicurezza, nel recupero del patrimonio edilizio e nella ricostruzione antisismica degli immobili non recuperabili», affermano. La distinzione è tra la libertà di andare via e la possibilità di restare in condizioni di sicurezza, laddove le valutazioni tecniche e scientifiche lo consentano.
Il loro intervento prende le mosse dalle dichiarazioni rilasciate da Ischia al TGR Campania dal ministro per la Protezione civile Nello Musumeci. Librandi e Morelli richiamano sia la disponibilità del Governo ad aiutare economicamente chi desidera lasciare il territorio, sia il passaggio sui provvedimenti legislativi concordati con la Regione e le amministrazioni comunali interessate.
È questo secondo punto a sollevare la richiesta di un chiarimento politico. «Se le scelte sono state condivise, ciascuna istituzione deve avere il coraggio di assumersene pubblicamente la responsabilità». Alla Regione chiedono di spiegare quali proposte abbia avanzato nel confronto con il Governo, quali misure abbia condiviso e quali richieste siano state accolte o respinte.
La questione investe anche la protesta. Librandi e Morelli riconoscono il diritto dei cittadini a manifestare, ma chiedono perché le contestazioni debbano essere rivolte soltanto a Roma se il percorso è stato concordato tra più istituzioni. «Non si può partecipare alla definizione di un percorso istituzionale e successivamente contestarne i risultati senza spiegare quali decisioni siano state condivise e quali, invece, non siano state accolte».
Nessuna esenzione per il Governo, precisano: la richiesta è di applicare lo stesso criterio di trasparenza a tutti. Per questo propongono di rendere pubblici, nei limiti previsti dalla legge, i verbali degli incontri, le proposte e gli emendamenti presentati, le misure concordate e quelle rimaste fuori dai provvedimenti. Chiedono inoltre di conoscere le risorse disponibili e i cronoprogrammi degli interventi.
Un chiarimento specifico riguarda lo stato di emergenza. Nel documento Librandi e Morelli segnalano la mancata approvazione, nella seduta del Consiglio regionale del 27 agosto 2026, della risoluzione numero 58, che prevedeva anche la richiesta di riconoscimento dello stato di emergenza nazionale per i Campi Flegrei. «Perché quella risoluzione non è stata approvata? Quali iniziative alternative sono state assunte? È stata successivamente inoltrata al Governo una richiesta formale di dichiarazione dello stato di emergenza?».
Alle domande sugli atti affiancano le proposte per gli interventi. Chiedono finanziamenti per la messa in sicurezza e l’adeguamento sismico degli edifici recuperabili e, dove tecnicamente e urbanisticamente possibile, la demolizione e ricostruzione di quelli non recuperabili. Sollecitano procedure semplificate senza deroghe alla sicurezza, verifiche di vulnerabilità del patrimonio pubblico e privato, lavori sui costoni, sulle infrastrutture e sulle principali strade.
La tutela riguarda anche proprietari e assegnatari ACER, per i quali vengono chieste garanzie nei percorsi di recupero, ricostruzione ed eventuale delocalizzazione. A queste misure si aggiungono i sostegni economici per gli sfollati e per commercianti, artigiani, professionisti e imprese che subiscono le conseguenze delle chiusure e delle limitazioni alla viabilità.
«Non chiediamo privilegi. Chiediamo che le istituzioni garantiscano strumenti concreti per affrontare un’emergenza che i cittadini non hanno provocato e della quale stanno pagando conseguenze pesantissime», sostengono Librandi e Morelli. L’invito finale è a mettere da parte le contrapposizioni politiche: «Non servono guerre tra Napoli e Roma. Servono unità istituzionale, trasparenza, finanziamenti e decisioni concrete. Pozzuoli viene prima di tutto».

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