Forza Italia conferma il voto contrario alla delibera 374 sulle strutture extra-alberghiere. Iris Savastano, consigliera comunale azzurra, sposta il confronto dal numero delle nuove aperture alla capacità del Comune di leggere le trasformazioni della città: controlli sull’esistente, differenze tra quartieri, tutela della residenzialità e una politica abitativa che non si esaurisca nei divieti.
Consigliera Savastano, il vostro no alla delibera rischia di essere letto come un no alla regolamentazione.
«Sarebbe una lettura sbagliata. Noi chiediamo regole più efficaci, non meno regole. Il punto è capire se lo strumento scelto sia davvero in grado di incidere sul problema».
E secondo voi non lo è?
«Non abbastanza. Prima di introdurre nuovi limiti bisogna conoscere con precisione ciò che già esiste. Quante strutture sono realmente operative? Quante rispettano tutte le prescrizioni? Quante invece sfuggono ai controlli? Senza questa fotografia si rischia di intervenire solo su una parte del fenomeno».
La maggioranza punta sul rapporto 70/30 all’interno degli edifici. Perché non vi convince?
«Perché Napoli non è una somma di condomini. È una città fatta di quartieri con caratteristiche economiche, sociali e urbanistiche profondamente diverse. La pressione turistica va misurata sul territorio».
Quindi proponete una lettura diversa della città.
«Esattamente. Una soglia può avere senso se viene costruita per quartiere, sulla base di indicatori aggiornati. Non si può applicare lo stesso automatismo a Chiaia e a Stella, a Porto e a Posillipo».
Il tema centrale resta però la perdita di residenzialità.
«Ed è un tema serio, che non vogliamo minimizzare. Ma se mancano case accessibili non basta bloccare nuove attività ricettive. Bisogna aumentare l’offerta abitativa».
In che modo?
«Recuperando gli alloggi ERP, rimettendo in funzione il patrimonio pubblico inutilizzato, incentivando le locazioni di lunga durata e dando maggiori garanzie ai proprietari. La politica per la casa deve produrre nuove disponibilità reali».
C’è anche una questione di controlli.
«È decisiva. Bisogna incrociare le banche dati del Comune, del SUAP e quelle catastali. Chi opera abusivamente deve essere individuato e sanzionato. Altrimenti il paradosso è che si complicano le cose a chi vuole stare nelle regole e si lascia spazio a chi le aggira».
Quali indicatori dovrebbero essere utilizzati per capire dove esiste davvero una tensione abitativa?
«Canoni di locazione, redditi, sfratti, sovraffollamento, numero di abitazioni disponibili. Sono questi i dati che raccontano se un quartiere sta perdendo la propria funzione residenziale».
Avete contestato anche alcuni aspetti operativi della delibera.
«Sì, perché le regole devono essere chiare anche quando vengono applicate. Se una struttura chiude, quando si libera la quota? Chi certifica quel passaggio? Se ci sono più domande contemporaneamente, quale criterio stabilisce la precedenza? Sono questioni pratiche ma decisive».
La vostra proposta, dunque, qual è?
«Governare il fenomeno senza demonizzarlo. Il turismo è una risorsa per Napoli, ma deve convivere con il diritto dei cittadini ad abitare i propri quartieri. Servono controlli veri, criteri territoriali e una politica per la casa. I divieti da soli non bastano».
È questo il senso del voto contrario?
«Sì. Vogliamo una regolamentazione più aderente alla realtà della città. Napoli cambia da quartiere a quartiere e l’amministrazione deve avere la capacità di governare queste differenze, non cancellarle con una regola uguale per tutti».

