Gianfranco Librandi arriva al congresso regionale di Forza Italia con il profilo di chi, in questi mesi, ha lavorato più sulla costruzione politica che sulla visibilità personale. Vicesegretario regionale degli azzurri in Campania, imprenditore e uomo da sempre vicino alla cultura liberale, ha accompagnato la fase di crescita del partito puntando sul dialogo con il mondo produttivo, le professioni, i territori e la società civile. Alla vigilia dell’appuntamento del 9 settembre, Librandi guarda al congresso non come a una semplice verifica interna, ma come al passaggio da cui dovrà partire una nuova stagione politica per Forza Italia in Campania. Librandi, che congresso sarà quello del 9 settembre? «Sarà un congresso importante perché non dovrà limitarsi a eleggere una classe dirigente. Dovrà dire quale Forza Italia vogliamo costruire nei prossimi anni. Abbiamo davanti una Campania che chiede sviluppo, efficienza, servizi, opportunità per i giovani e una politica capace di tornare a parlare con chi produce, lavora e rischia ogni giorno. Il congresso deve servire soprattutto a questo». Fulvio Martusciello arriva all’appuntamento da candidato unico. Che significato politico ha? «Significa che intorno al suo lavoro si è costruito un consenso molto ampio. In questi anni Forza Italia in Campania è cresciuta, si è organizzata, è tornata sui territori e ha recuperato centralità politica. Una candidatura unitaria non deve però essere letta come un punto di arrivo. Al contrario, aumenta la responsabilità di chi sarà chiamato a guidare il partito». Qual è stato, secondo lei, il merito principale di Martusciello? «Aver rimesso Forza Italia in movimento. Un partito vive se incontra le persone, se ascolta amministratori, categorie produttive, professionisti, associazioni e giovani. Il lavoro fatto in questi mesi è stato proprio quello di aprire porte che troppo spesso la politica tiene chiuse. È da lì che bisogna continuare». In vista del congresso avete insistito molto sui valori. Perché? «Perché una comunità politica senza valori rischia di diventare soltanto un’organizzazione elettorale. Il Pantheon che abbiamo presentato nasce da questo: sviluppo, libertà, responsabilità, impresa, giustizia, istituzioni, coraggio civile non sono parole decorative. Sono la base di una cultura politica liberale che deve tradursi in scelte concrete». Lei viene dal mondo dell’impresa. Quanto manca oggi alla politica regionale un rapporto vero con chi produce? «Manca ancora troppo. La politica spesso parla delle imprese senza parlare con le imprese. E invece chi crea lavoro conosce prima di tutti i problemi della burocrazia, delle infrastrutture, del credito, della formazione e della competitività. Una Forza Italia moderna deve essere il luogo naturale in cui queste esigenze trovano ascolto e rappresentanza». Qual è la prima emergenza economica della Campania? «Creare sviluppo stabile. Non possiamo accontentarci di misure temporanee o di una crescita legata esclusivamente alla spesa pubblica. Dobbiamo attrarre investimenti, semplificare, valorizzare la Zes unica, sostenere le filiere produttive e creare condizioni perché un giovane possa immaginare il proprio futuro qui senza essere costretto ad andare altrove». Forza Italia può davvero diventare il primo partito del centrodestra in Campania? «L’obiettivo deve essere quello di crescere, non di fare gare interne alla coalizione. Se saremo capaci di rappresentare il ceto produttivo, i moderati, i professionisti, gli amministratori e quella parte di società che oggi non si sente rappresentata, i risultati arriveranno. Ma i voti vengono dopo il lavoro politico, non prima». Che partito immagina dopo il congresso? «Un partito meno chiuso nei propri uffici e molto più presente nelle città. Un partito che sappia parlare a Napoli come alle aree interne, che valorizzi i sindaci e gli amministratori, che dia spazio ai giovani non per ragioni anagrafiche ma perché portano idee, competenze e linguaggi nuovi. E soprattutto un partito in cui chi entra trovi la possibilità di partecipare davvero». C’è anche il tema della società civile, molto presente nella linea congressuale. «È fondamentale. La politica non può continuare a considerare la società civile come un serbatoio da cui prendere candidati alla vigilia delle elezioni. Il rapporto deve essere permanente. Ordini professionali, università, imprese, associazioni, terzo settore devono partecipare alla costruzione delle proposte. È questo il modello che vorremmo consolidare». Qual è la sfida più difficile che attende Forza Italia dopo il 9 settembre? «Trasformare l’entusiasmo congressuale in organizzazione quotidiana. I congressi durano un giorno, i partiti si costruiscono ogni giorno. Dovremo dimostrare che quello che stiamo raccontando non è uno slogan: più territorio, più competenza, più partecipazione e più capacità di elaborare soluzioni concrete». E quale dovrebbe essere la cifra politica della nuova Forza Italia campana? «La concretezza. Essere liberali significa difendere la libertà, ma anche creare le condizioni perché quella libertà possa essere esercitata. Significa mettere una persona nelle condizioni di lavorare, fare impresa, curarsi bene, formarsi e costruirsi un futuro. Se riusciremo a tenere insieme valori e capacità di governo, Forza Italia potrà avere davanti una stagione molto importante». Librandi, se dovesse sintetizzare il congresso in una frase? «Non un congresso per sistemare il partito, ma un congresso per prepararlo a governare».

