ROMA – La Commissione Affari costituzionali del Senato ha dato il via libera all’emendamento unitario del centrodestra sulle preferenze nella riforma della legge elettorale, riaprendo uno dei capitoli più delicati del dibattito politico. Il testo, approvato dopo due giorni di confronto, riprende integralmente quello respinto a luglio alla Camera per un solo voto, confermando l’impianto che prevede capolista bloccato e fino a tre preferenze per gli altri candidati. Secondo quanto stabilito dall’emendamento, il capolista resta bloccato, quindi non soggetto alle preferenze. L’elettore potrà esprimere fino a tre preferenze, apponendo una croce sulla scheda, con l’obbligo di rispettare l’alternanza di genere a partire dal candi-dato successivo al capolista. In altre parole, la parità di genere non si ap-plica alla prima posizione in lista, ma solo alle preferenze espresse dagli elettori. Il testo non reintroduce la regola del 60%-40% prevista dal Rosatellum, che limitava la prevalenza di uno dei due generi tra i capilista. La prima posizione rimane dunque libera da vincoli di equilibrio di genere, scelta che ha già suscitato reazioni contrastanti tra maggioranza e opposizioni. L’emendamento, presentato congiuntamente dai gruppi di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia, passa ora all’esame dell’Aula, dove il centrodestra punta a blindare la riforma e a chiudere il confronto entro la prossima settimana. La relatrice, Manuela Lanzarin (Lega-LV), ha parlato di «un passo avanti verso una legge elettorale più chiara e coerente con il principio di rappresentanza», sottolineando che «le preferenze re-stituiscono ai cittadini la possibilità di scegliere, pur nel rispetto della stabilità del sistema». Dalle opposizioni arrivano invece critiche severe. Il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle denunciano «una riforma che riduce la libertà di scelta degli elettori e mantiene il controllo dei partiti sulle liste». Anche alcuni esponenti centri-sti e moderati della maggioranza hanno espresso perplessità sul capo-lista bloccato, considerato un elemento che limita la competizione interna. Il tema delle preferenze resta uno dei nodi più sensibili della riforma. Da un lato, il centrodestra rivendica la necessità di garantire governabilità e trasparenza; dall’altro, le opposizioni chiedono maggiore apertura alla partecipazione diretta degli elettori. Il confronto in Aula si preannuncia acceso, con la possibilità di nuovi emendamenti correttivi. La discussione sul sistema di voto, sospesa per anni, torna così al centro dell’agenda politica. Un passaggio che potrebbe ridefinire gli equilibri tra rappresentanza e governabilità, e che – come ha ricordato un senatore di maggioranza – «mette alla prova la capacità del Parlamento di trovare una sintesi tra regole e democrazia».

