Pochi lavoratori, da Pomigliano e Mirafiori verso la Serbia

Un capitolo tutto particolare della crisi che investe Stellantis, ed in particolare i suoi stabilimenti italiani, è costituito non solo dagli investimenti che il gruppo sta riversando su diversi siti produttivi in Europa e Nord Africa, quanto sul tentativo di trasferire manodopera dall’Italia verso la Serbia.
A Kragujevac, infatti, se il costo del lavoro ha spinto Stellantis ad investire per la realizzazione della Grande Punto, gli stipendi offerti ai lavoratori serbi non sembrano tali da suscitare particolare interesse. Tanto che ad oggi gli impianti produttivi lavorano a ritmo ridotto non per mancanza di ordini, quanto – paradosso! – per carenza di manodopera specializzata.
Per far fronte a questo problema l’azienda punta ad “importare” lavoratori in Serbia da diversi Paesi, Italia compresa. Negli stabilimenti italiani l’obiettivo è convincere i lavoratori ad accettare distacchi temporanei presso lo stabilimento di Kragujevac, così da raggiungere i numeri necessari di forza lavoro per operare su tre turni e tagliare il traguardo delle 500 Grande Panda prodotte quotidianamente. Al momento, tuttavia, la risposta dei lavoratori non sembra essere stata particolarmente entusiastica: a Pomigliano avrebbero detto sì alla trasferta in Serbia, per un periodo che potrebbe arrivare a tre mesi, circa sessanta operai, mentre a Mirafiori l’obiettivo dell’azienda è di ottenere la disponibilità di almeno cinquanta dipendenti.
Intanto sulla stampa serba continuano a rimbalzare indiscrezioni sull’imminente arrivo dal Nepal e dal Marocco di alcune centinaia di lavoratori da inserire, con urgenza, nelle linee produttivo della fabbrica Stellanti di Kragujevac.

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