Battipaglia, un mese senza ospedale: 30 giorni di silenzi, promesse e nessuna verità

BATTIPAGLIA – Un mese senza ospedale. Domani segnerà una data che nessuno avrebbe voluto ricordare: un mese esatto dalla chiusura dell’ospedale Santa Maria della Speranza, il presidio che per decenni ha rappresentato il punto di riferimento sanitario della Piana del Sele. Una chiusura improvvisa, consumata nella notte del 2 agosto 2026 , quando oltre 60 pazienti furono trasferiti in fretta e furia verso Eboli, Roccadaspide, Polla e altri ospedali della provincia. Una scena che molti operatori sanitari descrivono ancora come «un esodo notturno drammatico», con ambulanze in fila e reparti svuotati nel giro di poche ore. All’indomani dell’intervento dei Vigili del Fuoco, fu il Direttore Sanitario Generale dell’Asl Salerno, Primo Sergianni , a esporsi pubblicamente. Davanti alle telecamere dichiarò la necessità di avviare una consulenza strutturale approfondita , affidata a un ingegnere specializzato, per eseguire prove di carico e monitorare le oscillazioni di alcuni pilastri dell’edificio. In quell’occasione, Sergianni parlò chiaro: «Serviranno circa tre settimane per avere un quadro definitivo». Tre settimane che sono trascorse senza che la cittadinanza abbia ricevuto un solo documento tecnico, un solo dato, una sola certezza . I cantieri di ristrutturazione sono formalmente partiti, ma dall’Asl è calato un silenzio tombale . Nessuna conferenza, nessuna relazione, nessuna comunicazione ufficiale. Solo voci, ipotesi e rassicurazioni generiche. In questo vuoto comunicativo si è inserita la politica locale, con il consueto copione fatto di dichiarazioni ufficiose, promesse non supportate da alcun dato e indiscrezioni diffuse senza verifica. Sindaci, consiglieri regionali e rappresentanti istituzionali si sono alternati in una girandola di annunci, spesso contraddittori, che i cittadini interpretano come «mera propaganda». Un impegno di facciata che, nei fatti, non ha prodotto nemmeno un documento ufficiale
sullo stato reale dei pilastri dell’ospedale. Oggi il Santa Maria della Speranza è un presidio fantasma . Resistono solo il Pronto Soccorso e la Radiologia, mentre tutto il resto è fermo. Per un ricovero, un intervento chirurgico o una procedura specialistica, i cittadini sono costretti a spostarsi da un capo all’altro della provincia, aggravando il carico su strutture già in difficoltà. La Piana del Sele, con decine di migliaia di residenti, è di fatto privata del proprio diritto costituzionale alla salute
. Le famiglie parlano di «emigrazione sanitaria forzata», gli operatori di «un sistema al collasso», le associazioni di «un territorio abbandonato». Ora si attende la discussione in consiglio comunale prevista per tra l’8 e il 9 settembre. Con la partecipazione anche dei vertici ASL. La città attende risposte.

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