Una storia d’amore lunga più di un secolo. Quella tra gli italiani è il calcio è una malattia ante litteram, un morbo che fa breccia nel tessuto sociale del Paese alla fine dell’800, quando cominciava a strutturarsi già come fenomeno di massa. Dopo l’avvio nel cosiddetto triangolo industriale Torino – Milano – Genova, anche il Sud iniziò lentamente ad abbracciare questo nuovo sport. Il football, importato in Italia dagli inglesi di stanza nei porti e nelle città industriali, aveva già messo radici a Genova, Milano e Torino, ma presto avrebbe trovato terreno fertile anche nel Meridione, dove sarebbe diventato, nel tempo, una vera e propria religione popolare.
Il Mezzogiorno d’inizio secolo era ancora in gran parte rurale, segnato da profonde disuguaglianze sociali e da una difficoltà di accesso alle dinamiche di modernizzazione che interessavano il resto della penisola. Tuttavia, la diffusione del calcio nel Sud fu anche un segnale di cambiamento, un’apertura verso la cultura urbana, l’organizzazione dello sport e una nuova forma di aggregazione sociale. Il primo contatto con il football avvenne, com’era accaduto al Nord, nei porti: Napoli, Palermo, Bari e Taranto erano frequentati da marinai e impiegati inglesi, che nel tempo libero si dilettavano nel gioco con il pallone. Furono loro i primi maestri di calcio per i giovani meridionali, curiosi e subito affascinati da quel gioco dinamico e di squadra.
Napoli fu una delle prime città del Sud ad accogliere il calcio. Nel 1904 nacque la Naples Foot-Ball & Cricket Club, fondata dall’ingegnere inglese William Poths e dal suo connazionale Hector Bayon, con il supporto di alcuni italiani. Il club si allenava nei campi di Piazza d’Armi e a Bagnoli, attirando sempre più spettatori.
Nel 1906, una scissione interna portò alla nascita dell’Unione Sportiva Internazionale Napoli, fondata da alcuni soci dissidenti. Le due squadre cittadine si sfidarono per anni in accesi derby, fino alla fusione del 1922, che diede vita al Football Club Internaples, da cui nascerà nel 1926 il Calcio Napoli, oggi una delle realtà più importanti del calcio italiano. Anche la Sicilia cominciò a respirare l’aria del calcio. Nel 1900, nel capoluogo dell’isola nacque l’Anglo-Palermitan Athletic and Football Club, fondato da impiegati e commercianti britannici. Nel 1907, la società prese il nome di Palermo Foot-Ball Club.
I primi anni furono caratterizzati da partite amichevoli con squadre di marina militare inglese, oltre che da incontri con i club appena nati in Campania e Calabria. Il Palermo partecipò alle prime edizioni del Campionato Meridionale, la competizione che dal 1912 in poi cercò di colmare il divario tra Nord e Sud, fino ad allora penalizzato nei grandi tornei nazionali. Nel 1908, sempre per iniziativa di alcuni inglesi residenti e borghesi locali, nacque il Foot-Ball Club Bari, poi semplicemente Bari. La squadra si impose subito come punto di riferimento per la Puglia calcistica, partecipando alle prime edizioni dei campionati meridionali e alle competizioni federali man mano che la struttura della FIGC si andava definendo. Il Bari, come molte altre squadre del Sud, soffrì inizialmente la mancanza di avversari locali e la distanza logistica dalle squadre del Nord, ma seppe distinguersi per organizzazione e spirito competitivo.
In Calabria, il calcio si affacciò un po’ più tardi, ma già nel 1912 fu fondata la Reggina Calcio, allora Unione Sportiva Reggio Calabria, che partecipò a competizioni regionali e interregionali. A Taranto, il gioco arrivò attraverso il porto e la presenza della Marina Militare: nel 1904 nacque un primo nucleo calcistico, evoluto poi nel Taranto FC.Nel frattempo, altre realtà come il Messina, il Cosenza, la Salernitana (fondata nel 1919), e il Foggia (sorto nel 1920) cominciarono a farsi strada, partecipando a tornei locali e gettando le basi per il futuro professionismo. In particolare, nella città di Salerno, prima ancora della Salernitana, si ebbero diverse formazioni amatoriali formate da studenti liceali. Una su tutte fu la squadra che organizzò Donato Vestuti (cui oggi è dedicato il vecchio stadio di Piazza Casalbore): il Salerno Football Club disputò anche una serie di campionati a livello provinciale, riportando numerosi successi.
Il vero impulso organizzativo arrivò nel 1912, con la creazione del Campionato Meridionale, voluto dalla FIGC per includere anche le squadre del Sud nella struttura piramidale del calcio italiano. Il campionato, nonostante le difficoltà logistiche e la scarsità di squadre partecipanti, permise alle squadre meridionali di confrontarsi tra loro e, in alcuni casi, con i club settentrionali nelle fasi finali del campionato italiano. Nel 1913 e nel 1914, l’Internazionale Napoli vinse le prime edizioni del torneo meridionale. Il Palermo si impose nel 1915. Tuttavia, lo scoppio della Prima Guerra Mondiale interruppe molte attività sportive, compreso il calcio, che riprese solo nel 1919-1920, con una nuova spinta organizzativa e un crescente entusiasmo popolare.

