L’ex motore di Avanti Battipaglia Marco Campione parla del possibile ingresso in giunta, del rapporto con Nicastro e Toriello, delle ragioni della rottura con la sindaca
BATTIPAGLIA – Marco Campione, da motore della lista Avanti Battipaglia al fianco della sindaca Cecilia Francese ad oppositore per poi rientrare nella discussione politica di maggioranza quale nome proposto dal gruppo consiliare di riferimento per la giunta. Lo abbiamo intervistato.
Com’è questa storia che la hanno proposto quale nome per il nuovo assessore della giunta Francese?
«In merito alle voci relative alla composizione della Giunta Francese, preciso che mi è stato prospettato un possibile coinvolgimento da parte di Gabriella Nicastro e Dario Toriello.
Non conoscendo le dinamiche interne all’attuale maggioranza, non ho espresso né assenso né dissenso rispetto a questa ipotesi. Ho ritenuto doveroso chiedere, in via preliminare, una verifica delle condizioni politiche necessarie per un eventuale coinvolgimento, anche alla luce dell’attuale posizione di sostanziale appoggio esterno».
Dario Toriello e Maria Gabriella Nicastro rispondo a lei?
«Dario Toriello e Gabriella Nicastro rispondono a se stessi e vivono la loro esperienza politica in piena autonomia. Tra noi c’è un rapporto di stima, sia politica sia personale, che naturalmente porta anche al confronto e alla discussione sui temi. Ci confrontiamo, discutiamo e ci scambiamo valutazioni, ma ciascuno mantiene la propria autonomia e la propria libertà di scelta. Non c’è, quindi, una posizione politica comune predefinita: ci può essere sintonia su alcuni temi, così come possono esserci valutazioni differenti».
Mi spiega quali sono state le motivazioni che la hanno indotto ad allontanarsi politicamente dall’amministrazione Francese?
«Chiariamolo: non sono stato io a lasciare l’amministrazione. È stata l’amministrazione a lasciare la città. Avevamo promesso un cambiamento e avevamo dato ai cittadini una speranza. Dopo un anno, chi ha avuto esperienza amministrativa, come me, aveva già elementi sufficienti per capire quale sarebbe stato l’esito di quel percorso. Oggi Battipaglia sta peggio di prima. Non è una valutazione dettata da risentimenti personali o da convenienze politiche: basta uscire, parlare con le persone e guardare la città per rendersene conto. La distanza tra le aspettative che avevamo generato e ciò che è stato effettivamente realizzato è evidente. Ed è proprio su questo che, a mio avviso, dovrebbe concentrarsi il dibattito politico».
Da qui ad un anno dove si vede schierato?
«Da qui a un anno sarò al fianco di chi avrà una volontà politica chiara e concreta: cambiare davvero Battipaglia. Non mi interessano formule di schieramento costruite a tavolino o alleanze fondate soltanto sulla necessità di vincere. Mi interessa capire chi avrà un progetto, una visione e soprattutto il coraggio di assumersi la responsabilità delle scelte. Battipaglia ha un potenziale enorme. Ha una forza imprenditoriale, commerciale e industriale che non può continuare a essere mortificata da una macchina amministrativa lenta e da una politica incapace di decidere. Cinque anni fa avevamo un comune che il lunedì e il giovedì vedeva i corridoi pieni di cittadini e operatori, ma troppo spesso non si è riuscito a trasformare quelle richieste in risposte. E questo, prima ancora che un problema burocratico, è un problema politico oggi i corridoi sono vuoti perché quando un investitore arriva e trova ritardi, incertezze e non scelte, alla fine non aspetta: va altrove. E noi, negli ultimi anni, abbiamo perso opportunità e investimenti che avrebbero potuto creare sviluppo, lavoro e nuove prospettive per la città. Il punto, quindi, non è soltanto cambiare chi governa. È cambiare il modo di governare. Tra un anno sceglierò di stare con chi sarà disposto a fare questo salto di qualità: mettere al centro Battipaglia, prendere decisioni e restituire alla città l’ambizione che merita».
Secondo lei qual è l’identikit del nuovo sindaco di Battipaglia?
«Il prossimo sindaco dovrà conoscere profondamente il tessuto sociale, economico e produttivo di questa città. Dovrà essere un grande mediatore, capace di tenere insieme sensibilità diverse, ma allo stesso tempo una persona coraggiosa, autorevole e in grado di assumersi la responsabilità delle decisioni. Credo sia necessaria anche una solida esperienza amministrativa, perché governare una città come Battipaglia non si può improvvisare. Serve presenza, disponibilità e soprattutto la consapevolezza che amministrare significa dedicare tempo ed energie alla città: il sindaco deve essere disposto a vivere il Comune, non semplicemente a occuparne l’ufficio. Ma c’è una qualità che considero ancora più importante: la capacità di ascoltare. Chi governa deve saper ascoltare cittadini, opposizione, categorie, associazioni e anche chi critica le proprie scelte. La critica politica non può essere vissuta come un’offesa personale, ma deve essere considerata parte naturale del confronto democratico. In questi anni, invece, troppo spesso abbiamo assistito a una personalizzazione dello scontro politico. Il prossimo sindaco dovrà avere la forza e l’autorevolezza per distinguere la critica alla propria amministrazione dalla critica alla propria persona la sindaca è l emblema. Battipaglia ha bisogno di un sindaco che sappia ascoltare tutti, decidere quando serve e rappresentare l’intera città, non soltanto la propria maggioranza».
Avrà pensato anche a quali sono le priorità per la città, quali?
«Le priorità di Battipaglia non sono soltanto le grandi opere. Prima ancora dei grandi progetti, dobbiamo ristabilire l’ordinario: pulizia, decoro urbano e sicurezza. Sono questi i primi tre obiettivi per restituire ai cittadini una città vivibile. Perché oggi, purtroppo, Battipaglia non è città sicura, pulita, vivibile e con una progetto che guarda al prossimo futuro. Una città non può pensare al proprio futuro se non riesce a garantire i servizi essenziali e un livello minimo di decoro e sicurezza. Le grandi opere sono importanti, ma non possono diventare un alibi per non occuparsi dei problemi quotidiani che i cittadini vivono ogni giorno. E allora faccio una proposta molto semplice alla sindaca: facciamo insieme una passeggiata di dieci minuti per le strade della città. Non servono dossier, comunicati o conferenze stampa. Basta camminare e guardare. Sono pronto a mostrarle personalmente le condizioni di degrado che tanti cittadini sono costretti a vedere ogni giorno. Perché prima di progettare la Battipaglia di domani, dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la Battipaglia di oggi».
Il vero cambiamento in cosa consiste? C’è stato in questi dieci anni?
«Chi ha sostenuto che la città sia cambiata grazie alla realizzazione di edifici scolastici, qualche asilo e alcuni parcheggi, secondo me confonde le opere pubbliche con un progetto di cambiamento strutturale e politico della città. Sono opere utili e positive per la città, nessuno lo mette in discussione. Ma non possono rappresentare da sole un progetto di trasformazione di Battipaglia. Il cambiamento vero si misura sulle scelte politiche, sulla capacità di dare una direzione alla città, anticipando le trasformazioni, affrontare i problemi strutturali e di creare sviluppo. E su questo, a mio giudizio, in questi anni non c’è stato nulla. Zero assoluto. Dopo dieci anni di amministrazione in continuità, il bilancio avrebbe dovuto essere molto più ambizioso. Battipaglia meritava di più: una visione, scelte strategiche e una compagine di governo cittadino capace di accompagnare la città verso un modello di sviluppo diverso. Non basta costruire qualche opera per poter dire di aver cambiato una città. Cambiare Battipaglia significa governare le prospettive, non semplicemente aggiungere qualche intervento al patrimonio comunale. Ci sono poi temi che il cittadino comune magari conosce meno, perché non fanno notizia ogni giorno e richiedono competenze tecniche per essere compresi: il Piano del Traffico, il PUC, il Consorzio Farmacie, la variante ASI e altre questioni strategiche per il futuro della città. Sono temi che possono sembrare lontani dalla vita quotidiana, ma che in realtà incidono profondamente sullo sviluppo, sulla mobilità, sui servizi e sulla capacità di attrarre investimenti. Ecco, su queste scelte strategiche, quelle che richiedono visione politica e capacità amministrativa, faccio fatica a indicare un risultato che sia davvero andato a buon fine. Il problema è proprio questo: si possono elencare le opere realizzate, ma quando si guarda alle grandi questioni strategiche che avrebbero dovuto cambiare il volto di Battipaglia, il bilancio amministrativo è molto più difficile da difendere. E dopo dieci anni di attività amministrativa in continuità tutto ciò non può essere considerato un semplice dettaglio. È una responsabilità politica che rasenta una stagione politica deficitaria».

