Nuovo tecnico della Nazionale azzurra: Malagò nicchia, la scelta entro fine settimana?

La scelta del prossimo commissario tecnico della Nazionale sta tenendo sempre più banco, anche in virtù della fine dei Mondiali che per la terza volta consecutiva non ha visto la partecipazione dell’Italia. Scelti Paolo Maldini e Leonardo, rispettivamente come direttore tecnico e advisor, ora è tempo di chiudere il cerchio con il Ct che avrà il compito di risollevare le sorti degli Azzurri.
«Ci ho messo due settimane per portare a bordo Maldini e Leonardo – ha esordito il presidente della FIGC, Giovanni Malagò a Sky Sport 24 –. Come mai ci ho messo due settimane? Perché sono due persone serie, da subito molto interessate, ma che altrettanto da subito hanno voluto conoscere il dettaglio del loro ruolo, di cosa avessi in mente; di chi lavora e lavorerebbe con loro. Hanno anche fatto un blitz a Coverciano, hanno scattato una fotografia del centro. In queste due settimane ho fatto sei-otto videoconferenze, dove abbiamo parlato di ogni cosa. E quella di cui abbiamo parlato meno, vi assicuro, è quella economica-contrattuale. Questo avvalora la loro serietà. In questo ambito abbiamo declinato in ogni modo il concetto di condivisione totale delle varie scelte, dove quella apicale è proprio quella del Ct, ma non c’è solo quella. Ci sono tante altre figure fondamentali. Sull’allenatore non c’è nessun tipo di scontro, ma la parola condivisione parte dall’idea che tutti debbano essere d’accordo. Ammesso che questa idea ci sia, poi va declinata nella sua praticità. Ora stiamo parlando per entrare nel dettaglio di un soggetto, ancora qualche giorno di pazienza e saprete tutto». «Non ci sono solamente Pirlo e Mancini come candidati per il ruolo di Ct e la scelta sarà fatta a brevissimo – ha proseguito Malagò –. Sulle caratteristiche che servono? La prima domanda da farsi è se il profilo sia interessato. La seconda è che richieste o pretese possa avere. E poi se questa cosa è conciliabile coi nostri bilanci. A questo punto i bilanci vanno valutati. Prima devi impegnarti e poi trovare le soluzioni. Vi faccio un esempio: domenica sera alla finale Mondiale c’erano due allenatori come Scaloni e de la Fuente. Scaloni ha avuto una carriera modesta, e molti dicono sia finito lì dopo che allenatori che hanno fatto la storia hanno rifiutato. Eppure in nazionale ha fatto qualcosa di incredibile. De la Fuente: ha ereditato la Spagna da dei mostri sacri, come Luis Enrique, viene dal settore giovanile spagnolo, ha allenato questi giocatori fin dalle formazioni Under. Questo cosa vuol dire? Che a prescindere dalla persona, bisogna sistemare prima l’organizzazione e la metodologia. Dobbiamo fare in modo che gli italiani giochino meglio, che siano più valorizzati, coinvolti, tatticamente e fisicamente. Ripeto: credo sia molto più importante questo aspetto, quello che, tra l’altro, sto condividendo con Maldini e Leonardo. Se non cambia cultura e mentalità, come cambieranno le cose?».

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