28 aprile 1963, il giorno della vergogna: Al Vestuti viene ucciso Giuseppe Plaitano

Ci sono giorni bui. Dove ogni dettaglio diventa pesante come un macigno, dove anche il più forte raggio di sole si trasforma in ombra e oscurità. Nella memoria dei salernitani, il match tra la Bersagliera e il Potenza sarà sempre il giorno di Plaitano. Ed allora alla vigilia del match di domani pomeriggio allo stadio Arechi, abbiamo voluto ricordare quella domenica di tanti anni fa con un estratto dal libro “Salernitana, la Storia”, curato da Francesco Pio e Giuseppe Fasano.
“Il big-match Salernitana-Potenza è in programma domenica 28 aprile. L’incontro attira circa 15.000 spettatori al Vestuti, dove si registra un incasso record di 8 milioni di lire. Chi non riesce ad accaparrarsi di un biglietto prende d’assalto finestre e terrazze dei palazzi circostanti e i muri di cinta dello stadio. Il pubblico delle grandi occasioni e la posta in palio promettono forti emozioni ma la partita, presto si trasformerà nella pagina più nera del calcio salernitano. Il fischietto del match è l’alessandrino Gandiolo, le cui decisioni provocheranno l’ira dei tifosi granata. Sul rettangolo di gioco, il Potenza passa in vantaggio al 42’ con Rosito, il quale approfitta di un’indecisione di Pezzullo per insaccare il pallone in rete. I granata, insieme alla tifosi, invocano un fuorigioco che non c’era. Si prosegue e nella ripresa la Salernitana gioca meglio degli avversari. La svolta in negativo avviene al minuto 79. Gigante viene atterrato in area lucana, Visentin reclama la massima punizione, ma l’arbitro Gandiolo fa cenno di proseguire. Un tifoso inferocito dalla decisione scavalca la rete di protezione dei distinti. Viene bloccato da due carabinieri a bordo campo e portato all’uscita. Subito dopo, un secondo invasore scavalca la recinzione. Due poliziotti lo bloccano e lo colpiscono ripetutamente con i manganelli, provocandogli una vistosa ferita al volto. A questo punto scoppia il finimondo. Sono sempre più numerosi gli spettatori che invadono il campo contro terna arbitrale e forze dell’ordine; l’arbitro dopo aver ricevuto un pugno, raggiunge gli spogliatoi insieme ai guardalinee e ai calciatori del Potenza. La polizia interviene per arginare l’invasione con alcune jeep e gas lacrimogeni. Il tentativo di placare gli animi produce l’effetto opposto, con il panico che si propaga sulle tribune, tra migliaia di tifosi con il fazzoletto alla bocca e le lacrime agli occhi, provocate dall’aria divenuta irrespirabile per i lacrimogeni. Nelle ultime file della tribuna, quelle adiacenti al settore riservato alla stampa, siede Giuseppe Plaitano, ex maresciallo di marina e padre di quattro figli, in compagnia di alcuni amici. Plaitano è raggiunto da una pallottola vagante, sparata da una pistola della polizia, che lo colpisce alla tempia. I soccorsi sono inutili, per il 48enne salernitano non c’è nulla da fare. Il Vestuti e le strade limitrofe diventano teatro di una guerriglia urbana, con le camionette della polizia assaltate e incendiate, così come un’autobotte dei vigili del fuoco viene capovolta per impedire che l’arbitro lasciasse lo stadio a bordo di un’auto mimetizzata. I calciatori delle due squadre restano asserragliati negli spogliatoi per ore. L’assedio dello stadio durerà fino a tarda notte, quando finalmente la terna arbitrale e la squadra avversaria potranno lasciare l’impianto. Il bilancio di una delle domeniche più nere del calcio italiano parla di una vittima e 57 tra feriti e contusi. Lo stadio riporta danni che ammontano a circa 20 milioni di lire. Una drammatica coincidenza vuole che nelle stesse ore dei fatti del Vestuti, un’altra invasione si è verificata allo stadio San Paolo di Napoli durante il match di Serie A contro il Modena. L’indomani Il Mattino titola: “Invasioni di campo a Napoli e Salerno’. Il 30 aprile, nella chiesa dell’Immacolata in piazza San Francesco d’Assisi, viene celebrato il funerale di Giuseppe Plaitano, alla presenza del sindaco Menna, del vice sindaco, Napoli e di dirigenti e calciatori della Salernitana, oltre che di una numerosissima folla di gente che chiede giustizia per il povero tifoso granata. Negli anni l’inchiesta verrà archiviata, privando la famiglia Plaitano di alcun risarcimento economico né morale, tantomeno della verità giuridica. La memoria di Plaitano viene portata avanti in ogni partita della Salernitana dal gruppo Ultras Plaitano, fondato nel 1978. Il 16 maggio, la CAF squalifica per quattro turni, poi ridotti a tre, lo stadio Vestuti e assegna la vittoria a tavolino al Potenza”

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